
Non disponiamo di fonti storiche relative a Cellatica per i tempi antichi, ma sappiamo per certo che ospitò insediamenti romani come provato da due stele reperite. la prima su un muro della vecchia canonica dalla quale fu asportata nel 1824 per essere trasferita al neo costituendo museo della città. Si tratta di una lapide votiva dedicata a Minerva da tale Medussa Cariassi il che fa supporre che in loco vi fosse un luogo di culto romano, luogo dove secoli dopo sorse la prima chiesa cristiana dedicata a San Giorgio, un santo caro ai Longobardi e nel XVII secolo la attuale parrocchiale consacrata nel 1670 ed ampliata tra il 1843 ed il 1850. La seconda stele fu scoperta nel 1945 in località “Termen” su un terreno di proprietà UBERTI-MILESI relativa a Marco Nonio Macrino (di famiglia imperiale romana) dove fungeva da ponticello per attraversare un fosso. Anche questa fu destinata al Museo di Brescia nel Monastero di S. Giulia.
Per alcuni secoli non si trovano documenti, ma il Testamento del Vescovo di Verona Bilongo (che prima di essere nominato vescovo fu canonico della cattedrale di Brescia) datato 12 Dicembre 1847 (peraltro già pubblicato nel Tomo XIII degli “Historiae Patriae Monumenta” ci fornisce quello che è verosimilmente il primo nome conosciuto del nostro comune: ULLIATICA.
Questo vescovo lascia infatti in usufrutto ai suoi servi Fulchernus et Gerardus i suoi beni situati in “fundo Ulliatica, Agutiano…Gussenagia (attuale Gussago) e ciò fa ritenere che Ulliatica non sia altro che la attuale Cellatica. Alla loro morte la proprietà sarebbe passata al monastero e basilica di San Faustino Maggiore di Brescia il che spiega perché nel Medio Evo questo monastero benedettino, fondato nel 841 dal vescovo di Brescia Ramperto, avesse delle proprietà nel nostro paese. Questo nome richiama le “olle” destinate alla conservazione dei vini.
Qualche secolo dopo e cioè il 28 Febbraio 1202 troviamo finalmente il nome di Cellatica in un atto reperito tra le pergamene di S. Giulia e redatto in casa di Iacobus quondam (fu) Ugonis de Sale (antica famiglia di Cellatica) con il quale questo Sala investe in perpetuo “secundum usum terre Iacobus de Murolta, Teutaldus f. di Albertus de Planeo, Wido Murline de Celatica di una pezza di terra boschiva posta in Celatica ubi dicitur ad Calvarolam” per il canone annuo di 18 soldi imperiali da pagarsi a San Martino” Notaio era tale Stephanus de Castro. (cfr. Pergamene di S.Giulia di proprietà Bettoni Lechi, Regesto a cura di Rosa Zilioli Faden)
Tra le Pergamene del monastero di S.Giulia numerosi sono i riferimenti alla località Fantasina e Torricella che erano in gran parte di sua proprietà e vi era anche un mulino
Cellatica viene chiamata ZELLATICA in una sentenza del 16 Dicembre 1280 contenuta nel Liber Potheris del comune di Brescia (il principale documento medioevale del comune per gli anni dal 1020 al 1307 custodito in Archivio di Stato). Con questa sentenza Cellatica, insieme ad altri 22 comuni viene condannata a pagare le spese di riparazione del Ponte Crotte sul Mella.
Questo prova che Cellatica era una comunità giuridicamente indipendente che si auto amministrava con propri statuti (grazie anche alla presenza della Cappella di San Giorgio che dipendeva però dal Capitolo della Cattedrale di Brescia, situazione che dura fino al 1616 quando diventa parrocchia, anzi Arciprebenda ed il parroco avrà il titolo di Arciprete). I canonici e/o parroci sono stati individuati a partire dall’anno 1353.
Cellatica durante il medioevo e fino alla caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 viene amministrata secondo il principio della VICINIA. I Capi Famiglia Antichi Originari si riuniscono di norma il 1° gennaio di ogni anno (o comunque quando si renda necessario) per nominare il Console ed i Sindici, (i capi della amministrazione), i consiglieri ed il Massaro (tesoriere), il Camparo (addetto alla vigilanza dei campi, ed altri incaricati. La Vicinia ha delle, proprietà comuni costituite con l’apporto degli Antichi Originari tra le quali la Beccheria, La Prestineria, l’Osteria degli Antichi Originari alla Fantasina, un bosco di 40 piò (il bosco dell’Ughel) e le acque. E’ il Bonaparte a mettere fine a questa forma di democrazia diretta (di origine longobarda) che ha ben funzionato per parecchi secoli. Per tornare ad elezioni a suffragio universale si dovrà attendere il 1946.
Cellatica è in prima linea per porre fine alla dominazione viscontea, dopo un intermezzo con Pandolfo Malatesta signore di Brescia per quasi 20 anni (tutto sommato un buon amministratore). Uno dei protagonisti del volontario passaggio del Bresciano alla Serenissima è Tommaso Pulusella che raccoglie armati in Franciacorta e si unisce ad altri nobili bresciani (Pietro Avogadro e suo fratello, Gherardo Averoldi, Giacomo Mazzola, Emiliano Nassino ed altri) riuniti in casa Averoldi a Gussago (nota oggi come il löc de la Begia) in quella che è conosciuta come la Congiura di Gussago del 16 e 17 Marzo 1426. Ne ricaverà esenzioni fiscali e benefici. Per ben 370 anni Cellatica farà parte della Serenissima e, con i dovuti distinguo, sarà un periodo abbastanza prospero della sua storia se lo si confronta con le successive dominazioni francese, austriaca e gli esordi del Regno d’Italia caratterizzati da miseria crescente. La Repubblica di Venezia non ha mai interferito con le istituzioni locali che hanno continuato a funzionare come nel Medio Evo. Cellatica faceva parte della Quadra di Gussago che inizialmente comprendeva, oltre a Cellatica, Sale, Castegnato, Ronco, Rodengo con Saiano, Monticelli Brusati, Ome, Provezze, Polaveno, Provaglio, Valenzano e Brione. In seguito la composizione della Quadra venne modificata. La principale preoccupazione di Venezia era la sicurezza esterna soprattutto dei suoi territori d’oltremare. Reclutava dei soldati il cui numero si contava per Cellatica, ad ogni leva periodica, sulle dita di una mano ed era anche sede di un piccolo contingente militare a spese del comune.
Durante il periodo veneto si sviluppa l’abitato rimasto quasi invariato fino alla Prima Guerra Mondiale e la proprietà fondiaria, prima appannaggio di pochissimi soggetti, si distribuisce ampiamente come risulta dalle Polizze d’Estimo del periodo.
Nel 1536 la Vicinia di Cellatica, dopo l’apparizione della Madonna sul monte Selva, costruisce una Osteria nei pressi dell’erigendo Santuario che, sebbene di pertinenza di 3 comuni, viene posto dal vescovo sotto la giurisdizione religiosa della Parrocchia di Cellatica di cui è ancor oggi parte.
L’ultimo Console del periodo veneto fu Stefano Tonoli. Buona parte dei Consoli e Sindici sono stati individuati dai verbali della Vicinia sopravvissuti nelle filze dei notai che fungevano da cancelliere.
La attività economica era essenzialmente quella agricola, soprattutto la viticultura; basti pensare che, fino alla prima guerra mondiale, su 641 ettari di territorio ben 500 erano a vigneto o poche altre colture promiscue. Il vino di Cellatica era talmente apprezzato che le autorità venete emanarono una specifica normativa sulla sua “zerla” il cui contenuto era leggermente inferiore a quella standard in segno di particolare apprezzamento. Cellatica fu autorizzata anche ad esportarlo al di fuori del Territorio Veneto. Il monaco benedettino del monastero di S. Eufemia Teofilo Folengo (meglio noto con lo pseudonimo di Merlin Coccai) vantò nel Cinquecento la qualità della Vernaccia prodotta a Cellatica. Chi non si dedicava all’agricoltura tentava di farsi strada nell’artigianato recandosi nel rione S. Faustino di Brescia per stipulare un contratto di garzonaggio (di solito 5 anni) per apprendere un mestiere ed iscriversi ad una delle varie Confraternite di artigiani. Nel Seicento si sviluppò anche quella dei produttori di acquavite (grappa).
Nella seconda metà dell’Ottocento cominciò la grande mobilità che portò molti a spostarsi a Brescia o dove sorgevano industrie che garantivano un modesto reddito fisso visto che quello agricolo era molto soggetto all’andamento climatico. Industrie sorgono anche a Cellatica nel secondo dopo guerra.
Le famiglie nobili sono: Sala, Guainari, Covi, Bona, Pulusella, Caravaggi i cui palazzi ancora esistono. Ludovico Caravaggi è ricordato per essere l’autore di un diario: Chronica de Bressa tenuto dal 1538 al 1569, anno della sua morte. E’ uno de cronisti della Brescia Cinquecentesca e numerose sono le informazioni relative a Cellatica, residenza che prediligeva, rinunciando alla sepoltura nella tomba di famiglia in S. Agata a Brescia, preferendo Cellatica; la sua pietra tombale è ancora presente nella chiesa parrocchiale.
Il numero di abitanti aumenta pur influenzato dalle periodiche pestilenze, ultima quella del colera nel1836. I dati ci sono forniti sia dalle rilevazioni delle Visite Pastorali che da quelle del governo veneto e dell’Istat. Questa l’evoluzione:
|
Anno
|
N° abitanti
|
Anno
|
N° abitanti
|
|
1493
|
450
|
1901
|
1.941
|
|
1505
|
610
|
1911
|
2.040
|
|
1567
|
700
|
1931
|
2.530
|
|
1580
|
500
|
1951
|
3,137
|
|
1637
|
701
|
1961
|
3.231
|
|
1683
|
711
|
1971
|
3.414
|
|
1738
|
930
|
1981
|
3.778
|
|
1797
|
890
|
1991
|
4.637
|
|
1818
|
1.297
|
2001
|
4,723
|
|
1838
|
1.656
|
2011
|
4.945
|
|
1861
|
1.557
|
2021
|
4862
|
|
1881
|
1.572
|
|
|
Cesare Bertulli
17.1.2026